About us

Chi siamo

Nella nostra famiglia la passione per la cura e la raccolta delle olive è iniziata con nonno Alfonso negli anni ‘50, che con la sua piena dedizione ai campi e amore per la sua terra è riuscito a trasmetterci l’importanza delle cose semplici e genuine.

Ancora oggi raccogliamo le olive verdi e le trasformiamo in olio in poche ore dopo la raccolta, lavorandole a freddo nel frantoio del nostro paese: Villafranca Sicula in provincia di Agrigento. La nostra è  una famiglia al passo con i tempi e al tempo stesso molto salda e radicata alle tradizioni del passato.

Il clima, il territorio, la terra e le olive delle migliori  varietà autoctone, coltivate con dedizione , sono gli ingredienti che affermano l’olio extravergine di oliva siciliano in tutto il mondo riconoscendolo un’eccellenza, grazie alla sua leggerezza e poca acidità.


LA NOSTRA STORIA


Smurcamu!!! Smurcamu… nennè!!!”


Era la voce di nonno Alfonso, il sabato mattina, poco dopo l'alba. La prima luce del giorno, il primo raggio di sole, si infilava tra i buchi delle persiane e arrivava dritto sui nostri occhi ancora chiusi, mentre la sua voce continuava a trapanare le nostre orecchie: “Smurcamuuu!!!”.

Alzavamo il capo con un occhio chiuso e l’altro non ancora del tutto aperto lo guardavamo mentre iniziava ad aprire le persiane della stanza. Indossava sempre un paio di pantaloni larghi a quadretti di colore grigio, rammendati in più parti da nostra nonna che era sarta, ed era conosciutissima, lei disegnava e cuciva abiti per gli abitanti del paese.

Sembrava che quei pantaloni non li togliesse mai, in realtà ne aveva diverse paia tutti uguali, sempre a quadretti ma di diversi colori. Portava delle scarpe larghe., quando camminava, il piede destro lo teneva girato di 90 gradi verso l’esterno del suo corpo: durante la seconda guerra mondiale lo colpirono al piede durante una battaglia. Ci ha parlato poco della guerra negli anni d’infanzia trascorsi accanto a lui, non crediamo avevesse buoni ricordi. Ciò nonostante era molto fiero di aver dato il proprio contributo per la patria: la piccola, grande Italia.

Le camicie del nonno erano anch’esse a quadretti: color caffè con i contorni grigio scuro. Nonno Alfonso portava la coppola, ne aveva tantissime, ogni tanto per gioco gliele rubavamo per indossarle.

Una volta alzati, scendevamo le scale mentre nonno Alfonso ci aspettava giù, erano passate da poco le 7:00. Lui era già andato al forno del paese dove viveva, ed era già tornato a casa con il pane caldo e profumato.


                                                                                     

Trovavamo il pane già tagliato a fette su un vassoio d’argento antico. Sopra il pane caldo faceva cadere un filo di olio, il nostro olio.

“Nennè, manciati! Chistu è oru! E st’oru lu putiti tastari sulu ca!”

Mimì… (chiamando la nonna); Mimìììì… lu vo' tastari ?”

Era un sabato di Settembre, era di sabato che andavamo in campagna con nonno Alfonso, era caldo, le mattine sempre freschissime.  Si prendevano “li vertuli” (sacche per la Vespa), erano di colore verde e ci si metteva dentro sempre così tanta roba che facevamo fatica a prenderli in braccio da soli: “Amuninni nennè…!”. Arrivava lui in nostro soccorso, li prendeva e li posava a cavallo della sella della sua Vespa 50 special rossa fiammante, posteggiata davanti alla porta di casa. Il modello di quella Vespa era davvero curioso, non aveva il quadrante con il contachilometri, non  aveva le frecce: si sporgeva il braccio destro o sinistro per indicare da che parte si girava. La Vespa si accendeva con il pedalino, a volte si infiammava la candela, allora nonno Alfonso la svitava, la puliva con un panno e la rimetteva, così la Vespa riusciva a partire. Nelle peggiori delle ipotesi il nonno faceva partire la sua vespa “a strappo”, ovvero, spinta a mano per prendere velocità, poi un salto in sella, l’inserimento della seconda marcia e via: la Vespa si accendeva. lo raggiungevamo e ci posizionavo davanti a lui, in piedi, tra lui seduto  e le sue braccia che impugnavano il manubrio. Si andava in campagna per andare a raccogliere le olive, ogni anno si ripeteva questo rito: dormivamo a casa dei nonni il venerdì sera, così la mattina il nonno ci portava in campagna con lui a raccogliere le olive. A volte arrivava mio papà ad aiutarci quando finiva con il suo lavoro, la mamma invece era a scuola e ci raggiungeva sempre nel pomeriggio.

In realtà il nonno lavorava mentre noi giocavamo con i gatti, che vivevano nell'uliveto. Ricordiamo con quanta cura e delicatezza le sue mani accarezzavano quei ramoscelli carichi di olive. A volte si fermava, guardava le olive, le prendeva in mano ed esclamava: “Cocci grossi! Aguannu l’acqua fu abbunnata!”.

Il nonno quando finiva di far cadere sulle tende verdi tutte le olive scuotendo gli ulivi le chiudeva nei teli prendendo le quattro punte estreme  quasi a formare una sorta di sacco. Affascinati vedevamo così scivolare tutte  le olive come se fossero tante gemme preziose verso il centro dei teli. Terminata questa operazione ci si sedeva accanto a lui, toglievamo insieme tutte le foglie cadute nella tenda, in modo che rimanessero solo i frutti del prezioso raccolto. Poi prendeva un sacco enorme di juta, il sacco delle olive, ce lo affidava e lui, con una “casdarella”(secchio) iniziava a prendere le olive dalla tenda e le buttava dentro il sacco. Quando il sacco iniziava a riempirsi non riuscivamo più a sorreggerlo per il peso, ma non mollavamo, volevamo sentirmi grandi… alla fine cedevamo e cadevamo a gambe all’aria insieme all’enorme sacco colmo di olive. Nonno Alfonso aveva molta pazienza: correva in nostro aiuto, raccoglieva le olive cadute e le rimetteva dentro il sacco, sorridendo senza dirci nulla! Riempivamo parecchi sacchi venivano caricati nel bagagliaio della macchina di nostro padre che arrivava quasi sempre all’ora di pranzo. Portavamo i sacchi al frantoio di Villafranca, dove assistevamo alla nascita del nuovo olio: dorato, ricco, corposo, fluido, profumatissimo,splendente come oro. IncantatI guardavamo sotto i nostri occhi quella trasformazione, che aveva il gusto di una vera magia.

Il frantoio forniva contenitori grandi in plastica dove veniva versato l’olio che usciva dopo la molitura a freddo. Infine l’olio veniva trasportato a casa e travasato in un grande contenitore di acciaio riposto in cantina. Olio buonissimo, dal colore dorato e dal profumo eccitante che racchiude un sapore unico e immenso, quello della tradizione, dell’amore per i frutti della terra e di un posto incantevole e magico come la Sicilia.

L’olio che oggi abbiamo deciso di condividere con tutti voi: “Tastari”!


Produzione Olio del nonno Alfonso dal 1950.